Ci sarà il nucleare nel nostro futuro?

 

CI SIAMO CHIESTI perché all'ingresso di molte città, come anche la nostra, appare il simbolo di un territorio denuclearizzato (nella foto). Abbiamo intervistato i relatori del nostro progetto. Il professor Acutis ha sostenuto che dobbiamo rimanere con i paesi che investono sull'alta tecno­ogia nucleare, perché nel lungo periodo non se ne potrà fare a meno, mentre una soluzione a breve e medio termine potrebbero essere i riqualificatori di metano che, immettendo meno CO2 nell'atmosfera, permettono di perseguire gli obiettivi di Kyoto. Il signor Riccio ci fa osservare dove ci ha condotto l'era nucleare: in natura c'erano 92 elementi e oggi sulla Terra ne troviamo ben 114, si capisce che i 22 in più sono stati creati dall'uomo con la manipolazione della materia; per il Wwf il problema più grande del nucleare sono infatti le scorie. In merito, Acutis afferma che «le scorie non sono un rischio, perché sono gestibili se si depositano in siti sicuri e monitorati, come avviene in Normandia». Per Riccio, invece, «il rischio non potrà mai essere eliminato: "i prodotti transuranici hanno bisogno di millenni per essere neutralizzati ed eventi sismici o bellici potrebbero causare catastrofi, come ipotizza Lovelock». Per Acutis il problema in Italia è psicologico: siamo tutti influenzati dall'effetto Nimby (not in my back yard), infatti importiamo tranquillamente energia nucleare dai vicini francesi ed ha poi concluso che il nucleare è per persone grandi. Le energie rinnovabili e il risparmio energetico sono invece le uniche due strade verso uno sviluppo sostenibile per gli ambientalisti. Ora sappiamo che il futuro è nelle nostre mani: non dobbiamo sprecare le risorse della Terra, ma capire che c'è una tecnologia «buona» che ci aiuterà a vivere in armonia con la natura