Corriere dell'Umbria, 14 dicembre 2002


Il progetto di educazione all'affettività per le medie inferiori e superiori. Operatori sanitari "amici"

Gli esperti che spiegano la sessualità
La Asl 2 invia gli specialisti nelle scuole, coinvolti 500 allievi
di Donatella Cappelletti

 

L'adolescenza e la preadolescenza  sono le età della maturazione sessuale e quindi della ricerca dell'altro. Incamminarsi verso la dimensione adulta obbliga il passaggio in quella zona esistenziale in cui qualunque generazione di qualunque epoca storica, si è ritrovata sola, al massimo con il supporto di un coetaneo. Incredibile il fatto che gli adulti si sottraggano ai loro figli proprio nel momento in cui questi si trasformano per diventare come loro. Ecco quindi il dibattito sull'opportunità dell'educazione sessuale a scuola, argomento di cui si parla da almeno trent'anni in modo non concludente. Non è così a Bastia Umbra, dove la Asl n.2, in collaborazione con il Comune, manda i suoi esperti nelle scuole a spiegare la sessualità come valenza fondamentale che accompagna l'individuo dalla nascita alla morte.

 

Probabilmente chiunque, tornando indietro con la memoria, potrà risentire quell'insaziabile bisogno di "sapere" che negli anni dell'adolescenza guidava verso le nuove scoperte che il corpo stesso imponeva di fare. Sempre quel ricordo coinciderà con un certo vuoto d'informazioni, con i tabù che il silenzio e il pudore alimentavano.E' per mandare in archivio tutto questo che da quattro anni la Asl2 manda avanti il progetto di "Educazione all'affettività e alla sessualità", una serie di interventi nelle scuole medie inferiori e superiori fatti da specialisti. Nell'anno passato il progetto ha coinvolto oltre cinquecento giovani del comprensorio: 290 ragazzi della Scuola Media "Colomba Antonietti", 80 della Scuola Media di Petrignano, 40 di quella di Cannara, 35 di quella di Valfabbrica e 100 dell'Istituto Tecnico per ragionieri e geometri e in quest'anno scolastico l'appuntamento sta per essere riproposto.
"Il nostro obiettivo- spiega il direttore del Distretto sanitario n.2 dell'Assisano, Enrico Rossi- è quello di promuovere il benessere e prevenire il disagio giovanile. La scelta è stata quella di dare continuità ai progetti e di inserirli nel percorso didattico della scuola con un costante confronto metodologico e di risultato".
Quanto i ragazzi abbiano necessità di verificare con un "adulto esperto" i messaggi non compresi sulla sessualità per districarsi nel momento della costruzione dell'identità, ci viene spiegato dalla dottoressa Silvana Pampanelli, psicologa e sessuologa, referente per i progetti di educazione alla salute e direttamente impegnata nella realizzazione dei progetti di educazione sessuale:

Cosa vogliono sapere gli adolescenti

  • Insicurezza, paura di essere diversi dagli altri
    I giovani vivono molto spesso, con ansia le trasformazioni del corpo portate dalla preadolescenza e sono affamati di informazioni sull'autonomia, la fisiologia, la sfera complessa della sessualità in cui i sentimenti e le emozioni si incrociano con i tabù, la cultura, la visione religiosa e molto altro

  • Bombardamento di informazioni da interpretare
    Dalle domande rivolte agli esperti emerge confusione e difficoltà a elaborare in modo adeguato e critico la grande massa di stimoli ricevuti dai mass media e dall'ambiente sociale per compiere scelte autonome e utili alle loro esigenze.

  • Verificare il "sentito dire" con gli esperti
    I ragazzi affermano che le informazioni "ufficiali" - ricevute dalla famiglia, libri,...- sulla sessualità nei suoi aspetti biologici, sociali, culturali, psicologici, non sono sufficienti. Viene dato loro solo un elenco di raccomandazioni che non aiuta a vivere meglio questo aspetto fondamentale della vita.

  • Anche i genitori hanno bisogno di essere aiutati
    Un pò per scherzo, ma non troppo, i ragazzi dicono che anche i loro genitori avrebbero bisogno di un'opportunità istruttiva. Vorrebbero, in sintesi, che imparassero a dialogare con loro.

"I ragazzi sono destinatari di una grande mole di informazione, 
ma in modo confuso.Con questi incontri nelle scuole le informazioni vengono passate attraverso una relazione umana, vengono verificate ed elaborate anche perché sono convinta che non si possa delegare a un documentario in videocassetta temi così importanti".
Immaginando l'auditorio di una lezione sull'affettività e la sessualità non bisogna pensare a ragazzi che sono all'interno di una condizione di rischio o di patologia. "Si parte da un aspetto positivo - spiega ancora Silvana Pampanelli - si tratta di fare con i ragazzi una lettura di tutto quello che hanno già a disposizione a livello d'informazioni. Loro stanno vivendo uno dei momenti più delicati della vita, una tappa di trasformazione che noi vogliamo sia vissuta in modo positivo. L'età della preadolescenza è anche della fragilità ed è decisivo che in questa fase non si innesti una cattiva informazione. Per far esprimere tutti vengono consegnate schede anonime, ma abbiamo visto che subito si instaura un rapporto di fiducia e l'anonimato non interessa più. Parlare è rassicurante, sconfigge le paure"
Riguardo alle domande più ricorrenti, la dottoressa Pampanelli annota i dubbi sullo sviluppo "normale" e sul momento "giusto" per un rapporto sessuale. "Danno valore al primo rapporto, non c'è superficialità, semmai c'è più disponibilità e meno paura di un tempo a fare esperienze, ma questa non è leggerezza. Di singolare c'è invece che quando devono enumerare le cose negative, l'elenco è molto lungo, mentre per le emozioni positive l'elenco è brevissimo: è qui che bisogna lavorare".
Gli altri operatori coinvolti sono quelli del consultorio Giovani di Bastia ( dott. Ernesto Proietti, ostetrica Giuseppina Pierini), la responsabile del Centro Salute n.1 di Bastia Anna Maria Gentili, la dottoressa Patrizia Mastrofini deòl Consultorio di Santa Maria degli Angeli.