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(omissis)...Annalisa Rossi (Preside della Scuola Media Statale
"Colomba Antonietti" di Bastia Umbra)
L'autonomia è la grande novità dell'ultimo decennio che, tuttavia,
così come ha faticato tanto a incardinarsi nel sistema ( si ricordi
soltanto l' indifferenza con la quale nel 1994 l'allora Ministro della
Pubblica Istruzione D'Onofrio lasciò deliberatamente decadere i termini
per l'emanazione del regolamento attuativo e, di conseguenza, la legge
di delega al Governo) altrettanto, da due anni, fatica a realizzarsi
compiutamente a causa delle perduranti tentazioni di centralismo
burocratico e verticistico e, ancor più, per la cronica mancanza di
risorse umane (gli organici del personale in costante minaccia di
riduzione e in ogni caso non autonomi né funzionali). Per non parlare
delle ristrettezze finanziarie, con i fondi sempre scarsi
"virtuali" e tardivi in quanto vengono assegnati anche dopo un
anno e più.
Parlare di riforma significa discutere di qualcosa che non c'è. Fu
questa la critica principale al progetto poi divenuto legge di
Berlinguer e la questione si ripropone oggi con il progetto del Ministro
Moratti giunto quasi al termine del percorso legislativo. Che cosa si
intenda per gli otto anni di scuola di base , più quattro o cinque di
istruzione superiore, di formazione professionale all'interno del
percorso formativo, o quale sia la differenza tra obbligo e diritto
scolastico, ancora non è stato chiarito, poco o nulla si sa di
programmi o di orientamenti nazionali , quali siano gli spazi di
autonomia locale,regionale o di territorio più ristretto, quali servizi
formativi dovranno fornire le scuole e, ovviamente, con quali risorse.
In assenza di indirizzi e di contenuti didattici e pedagogici espliciti
qualsiasi riforma non è nè buona nè cattiva, è soltanto una cornice
vuota. Al momento l'unica cosa certa è la volontà di risparmiare sulle
spese di personale e della scuola pubblica: ma una riforma senza risorse
finanziarie e con risorse umane ridotte altro non può essere che un
ritorno al passato, quando, in una realtà sociale assai meno complessa,
si poteva fare scuola, senza laboratori, con poche e precari insegnanti,
con il doposcuola al posto del tempo pieno.
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