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Nata a
Bastia in provincia di Perugia nell’ottobre del 1826, Colomba
visse gli anni della sua “prima” giovinezza a Foligno, insieme
alla sua numerosa famiglia occupata presso il forno municipale
nella panificazione e nella produzione dolciaria. Accanto al
forno era stanziato il Corpo di Guardia della guarnigione
pontificia (all’epoca l’Umbria apparteneva allo Stato
Pontificio), dove prestava servizio il cadetto conte Luigi Porzi
di Imola. I due giovani ebbero così modo di incontrarsi e
innamorarsi. Lei appena diciottenne (alta, snella, occhi e
capelli nerissimi, ce la descrivono le cronache), lui di poco
più grande, dovettero affrontare le resistenze di entrambe le
famiglie che, per motivi al tempo stesso simili e opposti, non
vedevano di buon occhio la relazione tra due giovani di classi
sociali così distanti.
I due però non
si diedero per vinti e riuscirono a sposarsi con un matrimonio
che doveva rimanere segreto. Per questo Porzi non aveva chiesto
l’autorizzazione a contrarlo alle superiori autorità militari,
come da regolamento, sperando che la notizia non trapelasse, ma
invece venne presto arrestato e recluso a Roma in Castel Sant’Angelo,
a scontare un periodo di carcere. Fortunatamente ai due sposi
non fu impedito di vedersi, anzi fu loro concesso di stare
insieme dall’alba al tramonto e questo rese meno dura la
punizione. La prigionia sviluppò nel giovane ufficiale e in
Colomba l’odio per l’oppressione e sentimenti che li
avvicinarono poco alla volta alla causa dell’indipendenza
nazionale, di cui danno testimonianza le lettere scritte dalla
giovane alla famiglia. Allo scoppio della prima guerra
d’indipendenza, Porzi corse volontario al Nord con le truppe
guidate dal generale Durando, e la moglie, tagliati i bellissimi
capelli neri, si vestì da soldato per combattere in Lombardia e
in Veneto a fianco del marito. Per gli esiti infausti della
guerra nel 1849 la Legione Lombarda in cui militavano il tenente
Porzi e Colomba Antonietti, dopo l’armistizio Salasco, divenne
una formazione regolare dell’esercito Sardo-Piemontese,
assumendo la numerazione di VI battaglione Bersaglieri che fu
lasciato partire alla volta di Roma, dalla Liguria dove si
trovava, al comando di Luciano Manara, per contribuire alla sua
difesa. Il 19 di maggio Luigi e la sua Colomba parteciparono con
Garibaldi alla battaglia di Velletri, per fermare l’esercito
borbonico guidato da Ferdinando II.
Nell’Assedio
di Roma Francesco Domenico Guerrazzi rievoca quest’evento,
con parole che ci restituiscono tutta intera la breve vita di
Colomba che seppe scegliere in libertà, sia per la sua vita
personale che per i destini d’Italia:
"Aperte le brecce ferve l’opera per metterci riparo; un vero
turbine di ferro e di fuoco mulinava su l’area avversa alle
brecce francesi, ed una moltitudine di cannonate la solcava per
seminarvi pur troppo la morte; tu vedevi i Romani brulicare come
formiche portando sacca, sassi, e trainando carretti di terra,
né i romani soli, bensì ancora le Romane, e fra queste Colomba
Antonietti, che non potendo lasciare solo il marito esposto al
pericolo volle ad ogni costo parteciparlo ed in cotesta vita
ella aveva durato due anni, che lo sposo suo accompagnò in tutte
le guerre d’Italia, e a Velletri fu vista, precorrendo, incorare
i soldati: in quel giorno la supplicarono di là si rimovesse, ed
ella sorridendo, “Ma se ci lascio il marito morirei di affanno”.
Poi, il 13
giugno, alla disperata difesa del quartiere Porta S. Pancrazio
di Roma, dove i francesi avevano aperto una breccia, avvenne ciò
che Garibaldi ci racconta. Colomba morì compianta nei giornali
dell’epoca e dalle parole di storici e politici, ma la
manifestazione più alta l’ebbe dal popolo romano, che accompagnò
il feretro coprendolo di rose bianche e seguendolo lungo le vie
di Roma fino alla cappella di Santa Cecilia dell’Accademia
Musicale, dove la salma fu tumulata. Il suo nome risulta accanto
a quello del marito scolpito in molte lapidi che ricordano i
caduti delle guerre risorgimentali e naturalmente due epigrafi
la ricordano a Bastia e Foligno. |